In parole semplici — Il rating è un giudizio ordinato sul merito creditizio, non una promessa. Il default è un evento definito dal contratto o dalla metodologia; la recovery è ciò che viene recuperato; la LGD è la quota economica persa.
Il rischio di credito chiede se e come l'emittente adempirà. Per rispondere, mercati e modelli usano misure diverse: rating, probabilità di default (PD), esposizione al default (EAD), recovery rate e loss given default (LGD). Ogni misura ha orizzonte, definizione e fonte dati proprie.
Il rating non è una percentuale
Un rating colloca emittente o strumento in una scala ordinale secondo la metodologia dell'agenzia o dell'istituzione. Rating dell'emittente e della singola emissione possono differire per seniority, garanzie e struttura. Le classi «investment grade» e «speculative grade» sono convenzioni diffuse, ma non eliminano il bisogno di leggere metodologia e data.
Il rating può cambiare dopo nuove informazioni e non misura direttamente prezzo, liquidità o perdita certa. Due strumenti con la stessa classe possono avere spread, scadenze e recovery attese differenti. Una probabilità di default ricavata da frequenze storiche di una classe non è automaticamente la probabilità puntuale del singolo titolo.
Default, recovery e LGD
La definizione di default può includere mancato pagamento, fallimento, ristrutturazione o altre condizioni, secondo contratto e framework. La data dell'evento, il periodo di grazia e le procedure legali contano.
Il recovery rate confronta valore recuperato con un riferimento definito. La LGD esprime la quota non recuperata in termini economici. Nell'intuizione più semplice:
LGD ≈ 1 − recovery rateMa recovery di mercato subito dopo il default, recuperi finali scontati, valore del collateral e costi legali non sono la stessa misura. Timing e tasso di attualizzazione possono rendere inadeguata una sottrazione elementare.
Seniority, garanzie, giurisdizione, struttura del capitale e ciclo economico influenzano l'esito. Una recovery media di un campione non è un valore garantito per una nuova procedura.
Perdita attesa e scenario
Una rappresentazione prudenziale molto usata è:
Perdita attesa = PD × LGD × EADLe tre componenti devono riferirsi a orizzonte, valuta e definizioni coerenti. L'EAD è l'esposizione prevista quando avviene il default, non sempre il saldo odierno. La PD può essere point-in-time o through-the-cycle; la LGD può incorporare downturn e costi. Queste scelte rispondono a scopi diversi.
La perdita attesa non è la perdita massima e non descrive da sola la distribuzione. Concentrazione, correlazione dei default, migrazioni di rating, spread, liquidità e rischio di coda richiedono scenari aggiuntivi. Sul mercato, il prezzo include premi per il rischio e altri fattori: non coincide necessariamente con una perdita attesa statistica.
Workflow professionale leggibile
Si identifica prima l'entità legale e la specifica emissione. Si legge la documentazione su rango, covenant, collateral, cross-default e opzioni. Poi si separano dati osservati — bilanci, pagamenti, prezzi — da giudizi esterni e output di modello. Ogni stima conserva data, orizzonte, scenario e versione.
Per un portafoglio, le esposizioni vengono aggregate con look-through a emittenti, garanti, settori e paesi. Il monitoraggio include migrazioni e watchlist, ma evita soglie automatiche presentate come universali. Un downgrade può influire su prezzo, eleggibilità o collateral; l'effetto dipende dai contratti e dagli operatori coinvolti.
Errore tipico — Leggere «A» come assenza di rischio o usare `1 − recovery` senza specificare base, tempi e costi. Etichette e formule sono utili soltanto con definizioni tracciabili.
Domande che questa voce risolve
Il rating riguarda emittente o emissione? Quale evento conta come default? La recovery è di mercato o finale? PD e LGD hanno lo stesso orizzonte? L'EAD include impegni futuri? Quale concentrazione resta fuori dalla perdita attesa?
Fonti
- Investor.gov — Bonds or Fixed Income Products
- FINRA — Bonds
- Basel Committee — Basel III: Finalising post-crisis reforms