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Percorso formativo Oro Operatore professionale

Deviazione standard dei rendimenti

Radice della varianza e misura della dispersione dei rendimenti attorno alla media, interpretabile soltanto con frequenza, campione e convenzione dichiarati.

A chi serve — A chi confronta la variabilità di strumenti, strategie o portafogli e vuole sapere quali scelte di campione e annualizzazione stanno dietro al numero.

La deviazione standard misura la dispersione di una serie attorno alla sua media ed è espressa nella stessa unità della variabile. Applicata ai rendimenti periodici viene spesso chiamata volatilità storica. È la radice quadrata della varianza; non misura direttamente perdita massima, liquidità, rischio di default o dipendenza nelle code.

Un valore di deviazione standard non è interpretabile senza conoscere serie, frequenza, finestra, valuta, tipo di rendimento e convenzione statistica. La dispersione dei rendimenti giornalieri non è confrontabile direttamente con quella mensile; una serie netta di costi non coincide con una lorda; rendimenti levigati da valutazioni poco frequenti possono mostrare una volatilità artificialmente bassa.

Deviazione standard: dal campione alla misura Frequenza, finestra, calendario e convenzione cambiano il numero Deviazione standard: dal campione alla misura Frequenza, finestra, calendario e convenzione cambiano il numero s = √[Σ(rₜ − r̄)² / (n − 1)] finestra diversafrequenza diversamedia campionaria Definizione del rendimento Semplice o logaritmico, lordo onetto, valuta e total return. Campione Date mancanti, sovrapposizione enon stazionarietà influenzano lastima. Annualizzazione La regola della radice del temporichiede ipotesi di scaladichiarate. Cyclepedia · schema didattico: convenzioni, periodo e dati vanno dichiarati
La stessa storia economica può produrre stime diverse quando cambiano frequenza, finestra, valutazioni e trattamento dei dati.

Popolazione, campione e rendimenti

Per N osservazioni rₜ e media aritmetica , una deviazione standard descrittiva della popolazione è:

σ = √[(1/N) × ∑ₜ(rₜ − r̄)²]

Quando le osservazioni sono trattate come campione di una popolazione più ampia, una stima comune usa N−1 al denominatore:

s = √[(1/(N−1)) × ∑ₜ(rₜ − r̄)²]

Le due formule rispondono a convenzioni diverse. Con pochi dati la differenza può essere materiale. Software e provider non adottano sempre lo stesso default: un report riproducibile dichiara la convenzione.

Per un portafoglio si calcola la deviazione standard della serie dei rendimenti del portafoglio, oppure ex ante attraverso pesi e matrice di covarianza:

σₚ = √(wᵀΣw)

La seconda è una stima modellistica basata su input; la prima descrive una storia osservata. Non vanno etichettate entrambe semplicemente “rischio” senza specificare natura e data.


Rendimenti semplici, logaritmici e total return

La scelta della serie precede il calcolo:

  • i rendimenti semplici si concatenano geometricamente e rappresentano la variazione percentuale tra due valori;
  • i log-return sono additivi nel tempo per valori positivi, ma non si sommano tra asset per ottenere in generale il rendimento del portafoglio;
  • il price return esclude proventi, mentre il total return include dividendi o cedole secondo una convenzione;
  • rendimenti in valuta locale e in valuta base incorporano rischi differenti;
  • rendimenti lordi e netti hanno distribuzioni differenti quando costi o fee variano nel tempo.

Usare livelli di prezzo non stazionari al posto dei rendimenti può produrre una misura priva del significato desiderato.


Annualizzazione: quando vale la radice del tempo

Una procedura comune annualizza una deviazione standard periodica moltiplicando per la radice del numero di periodi:

σ_ann ≈ σ_periodo × √m

Con dati mensili m può essere 12; con dati giornalieri il numero dipende dal calendario e dalla serie. Questa relazione richiede ipotesi sulla scala della varianza, spesso formulate come rendimenti non autocorrelati e distribuiti in modo stabile. Autocorrelazione, volatilità variabile, dati mancanti, smoothing o mercati aperti 24/7 possono rendere l'approssimazione fuorviante.

Andrew Lo mostra che le regole mensili standard per annualizzare lo Sharpe ratio possono fallire in presenza di correlazione seriale; lo stesso problema nasce dalla deviazione standard al denominatore. Scrivere “252” o “365” senza descrivere il calendario non rende il risultato comparabile.


Cosa cattura e cosa non cattura

La deviazione standard attribuisce lo stesso peso quadratico agli scarti sopra e sotto la media. Questa simmetria può essere appropriata quando ogni deviazione rende il risultato meno prevedibile; può essere poco allineata a un investitore che distingue guadagni inattesi e perdite. Il Sortino ratio sostituisce la volatilità totale con una downside deviation rispetto a un target, ma introduce altre convenzioni.

La deviazione standard inoltre:

  • non identifica la forma delle code;
  • non descrive l'ordine temporale dei rendimenti;
  • non distingue una perdita graduale da un gap;
  • può essere instabile tra regimi;
  • può essere sottostimata da prezzi stale o modelli di valutazione;
  • non è una previsione certa della dispersione futura.

Per questo va affiancata a distribuzione, drawdown, scenari, liquidità e qualità dei dati.


Esempio riproducibile

Cinque rendimenti percentuali ipotetici sono 1, −1, 2, 0, −2. La media è zero. La somma degli scarti quadratici è 1 + 1 + 4 + 0 + 4 = 10.

  • deviazione descrittiva con N: √(10/5) ≈ 1,414%;
  • stima campionaria con N−1: √(10/4) ≈ 1,581%.

Entrambi i risultati possono essere corretti rispetto alla convenzione. Il campione è troppo piccolo per una conclusione operativa e l'esempio non prescrive soglie.


Checklist di confronto

Prima di confrontare due valori, verificare:

  1. stessa frequenza e intervallo;
  2. stesso calendario e trattamento dei dati mancanti;
  3. stessa valuta e politica FX;
  4. rendimenti semplici o logaritmici;
  5. price o total return;
  6. lordo o netto e costi inclusi;
  7. campione o popolazione;
  8. finestra expanding o rolling;
  9. annualizzazione e ipotesi;
  10. natura ex ante o ex post.

Errore tipico — Definire “bassa” una volatilità senza specificare frequenza, finestra e metodo di valorizzazione. Il numero può essere basso perché il rischio è contenuto oppure perché i dati lo nascondono.


Fonti

Collegamenti