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Percorso formativo Oro Operatore professionale

Contributo al rischio

Decomposizione di una misura di rischio di portafoglio in contributi marginali e di componente, sotto condizioni matematiche e convenzioni dichiarate.

A chi serve — A chi conosce il rischio totale del portafoglio ma deve capire quali posizioni, strategie o fattori lo producono e come cambierebbe dopo una variazione dei pesi.

Il contributo al rischio attribuisce una misura aggregata alle componenti del portafoglio. Non esiste prima della scelta della misura: si può contribuire alla volatilità, al VaR, all’Expected Shortfall o a una perdita di scenario, ma questi contributi non sono intercambiabili. Occorre dichiarare anche variabili, unità, orizzonte, livello di confidenza, modello e data degli input.

La decomposizione risponde a una domanda diversa dal peso di capitale. Un titolo con peso 10% può produrre più o meno del 10% della volatilità totale a seconda del rischio proprio e della covarianza con il resto. Il contributo non è neppure un budget di rischio: il primo è calcolato sul portafoglio corrente, il secondo è un obiettivo deciso prima dell’ottimizzazione o del controllo.

Peso e contributo al rischio raccontano storie diverse Esempio illustrativo: la concentrazione dipende dalla metrica e dalle dipendenze scelte Peso e contributo al rischio raccontano storie diverse Esempio illustrativo: la concentrazione dipende dalla metrica e dalle dipendenze scelte PESI DI CAPITALECONTRIBUTI ALLA MISURAA40%B30%C20%D10%A65%B20%C10%D5% Concentrazione nominale Guarda peso, notional e grossexposure: è una lente, non ilrischio totale. Contributo marginale Quanto cambierebbe localmentela misura aggregata aumentandouna componente? Contributo componente Peso per contributo marginale,quando la misura consente unadecomposizione coerente. Concentrazione nascosta Fattori, emittenti, valute econtroparti possono unireposizioni. Cyclepedia · mappa concettuale verificata sulle fonti
Il peso descrive la quantità assegnata; la derivata descrive la sensibilità locale; il loro prodotto attribuisce una quota del rischio sotto le ipotesi del modello.

Marginale, di componente e incrementale

Sia R(w) una misura di rischio applicata al vettore di pesi o esposizioni w. Tre espressioni spesso confuse hanno significati distinti:

Termine Definizione Domanda
Contributo marginale, MRCᵢ ∂R / ∂wᵢ quanto è sensibile localmente il rischio a un’unità aggiuntiva di wᵢ?
Contributo di componente, RCᵢ wᵢ × MRCᵢ quale parte del totale viene attribuita alla componente corrente?
Rischio incrementale R(w + Δw) − R(w) quanto cambia il rischio per una modifica finita specifica?

La derivata marginale è locale e dipende dall’unità di wᵢ. Il contributo di componente incorpora l’esposizione corrente. Il rischio incrementale può includere nonlinearità che una derivata al primo ordine non cattura. “Marginale”, “component” e “incrementale” non sono quindi sinonimi.

Quando R è differenziabile e positivamente omogenea di grado uno, il teorema di Eulero consente la piena allocazione:

R(w) = ∑ᵢ wᵢ × ∂R(w)/∂wᵢ = ∑ᵢ RCᵢ

La quota percentuale può essere scritta come:

PRCᵢ = RCᵢ / R(w);   ∑ᵢ PRCᵢ = 1

Queste sono identità sotto condizioni precise, non regole operative. Se la misura non è omogenea, non è differenziabile nel punto considerato o viene stimata con una procedura incompatibile, la somma può non ricostruire il totale. Anche errori di dati, arrotondamenti e approssimazioni numeriche possono creare un residuo da riconciliare.


Il caso della volatilità

Per rendimenti lineari, pesi coerenti e matrice di covarianza Σ, la volatilità di portafoglio è:

σₚ = √(wᵀ × Σ × w)

Se σₚ > 0, il contributo marginale e quello di componente sono:

MRCᵢ = (Σw)ᵢ / σₚ;   RCᵢ = wᵢ × (Σw)ᵢ / σₚ

Ne segue ∑ RCᵢ = σₚ. Il termine (Σw)ᵢ contiene sia la varianza propria sia le covarianze con le altre componenti. Per questo il contributo non si ottiene moltiplicando semplicemente peso e volatilità standalone.

La formula è un’identità del modello lineare di volatilità. Non cattura da sola payoff non lineari, gap, default, impatto di mercato, funding o dipendenze di coda. Per opzioni e portafogli complessi può servire la rivalutazione completa oppure una decomposizione coerente per fattori e sensitività.


Esempio numerico

Due componenti hanno pesi 60% e 40%, volatilità annualizzate stimate 10% e 20% e correlazione 0,25. La covarianza è 0,10 × 0,20 × 0,25 = 0,005. La varianza stimata del portafoglio è:

σₚ² = 0,60² × 0,10² + 0,40² × 0,20² + 2 × 0,60 × 0,40 × 0,005 = 0,0124

Quindi σₚ ≈ 11,14%. Il prodotto Σw vale 0,008 per la prima componente e 0,019 per la seconda. I contributi risultano circa:

RC₁ = 0,60 × 0,008 / 0,1114 ≈ 4,31%;   RC₂ = 0,40 × 0,019 / 0,1114 ≈ 6,83%

La somma ricostruisce 11,14%. In quota, la prima componente contribuisce circa 38,7% e la seconda 61,3%. Il 40% del capitale assegnato alla seconda componente produce quindi, in questo esempio e secondo questa matrice stimata, oltre il 60% della volatilità. Cambiando correlazione, volatilità o pesi cambiano anche i contributi.


Contributi negativi e coperture

Un contributo può essere negativo quando la posizione riduce localmente la misura di rischio grazie al segno o alla dipendenza con il portafoglio. Non significa che la posizione sia priva di rischio o che generi una protezione in ogni scenario. La copertura può introdurre basis risk, liquidità, collateral e rischio di controparte; la relazione stimata può inoltre cambiare.

In presenza di contributi negativi, le quote positive possono superare il 100% perché vengono compensate da quelle negative. Un dashboard dovrebbe mostrare valori firmati, unità, totale riconciliato e risultato sotto scenari. Ordinare solo i valori assoluti cancella l’informazione di copertura; mostrare solo i firmati può invece nascondere esposizioni lorde elevate.


Altre misure e condizioni

VaR ed Expected Shortfall sono omogenei rispetto alla scala delle posizioni in formulazioni standard, ma i rispettivi contributi richiedono condizioni sul modello e metodi di stima adeguati. I contributi VaR possono essere instabili vicino al quantile; simulazioni storiche con pochi eventi di coda generano rumore. L’Expected Shortfall consente attribuzioni di coda, ma resta dipendente da campione, rivalutazione e definizione della perdita.

Il massimo drawdown storico, invece, dipende dal percorso e può cambiare punto di massimo al variare di un peso. Una semplice decomposizione Euler non va presunta. Anche le perdite di scenario sono additive solo se la rivalutazione e le interazioni sono definite in modo coerente; per portafogli non lineari il contributo “con e senza posizione” può differire da quello marginale.


Uso corretto nel processo

  1. Scegli la misura coerente con la decisione e dichiarane l’unità.
  2. Riconcilia pesi, prezzi, valuta, fattori e matrice alla stessa data.
  3. Calcola MRC, RC e quote senza scambiarli tra loro.
  4. Verifica che la somma ricostruisca il totale o spiega il residuo.
  5. Confronta contributi per posizione, strategia e fattore tramite look-through.
  6. Ripeti sotto stime alternative e scenari, non solo sul caso centrale.
  7. Usa il risultato per diagnosticare concentrazioni o confrontare un budget, non come ordine automatico di acquisto o vendita.

Errore tipico — Chiamare “contributo marginale” il prodotto tra peso e derivata, oppure interpretare una quota di volatilità come quota della perdita massima possibile. Il nome della misura e il tipo di contributo devono restare visibili.


Fonti

Collegamenti